Salva Roma, la mossa di Salvini in Cdm: così ha incastrato Di Maio

A Palazzo Chigi per il Cdm (prima previsto per le 18, poi rinviato alle 19 e infine iniziato alle 20) dei ministri grillini si presentano solo Barbara Lezzi e Andrea Bonisoli. I big del M5S non ci sono: assenti per missioni varie Toninelli e Bonafede, lontano per scelta politica Luigi Di Maio. Il vicepremier pentastellato ha preferito andare agli studi di La7 per registrare l’intervista a DiMartedì. Il forfait grillino manda su tutte le furie Salvini e ne provoca la reazione stizzita: poco prima dell’inizio del Cdm, il leghista scende nell’androne del palazzo e annuncia ai giornalisti lo stralcio del “Salva Roma” concordato “con chi c’è”. Dunque con Conte. Una piccola bugia (in realtà la discussione non era neppure avviata) da vero animale politico che si rivelerà vincente.

Lo scatto in avanti del ministro dell’Interno è l’affondo che manda in tilt tutti i piani pentastellati. In settimana Lega e M5S si erano colpiti a distanza sull’affaire Siri e sulla norma per la Capitale. Il Carroccio non voleva votare il “Salva Raggi” nonostante le insistenze grilline. Per forzare la mano, il Movimento aveva anche pubblicato sul blog 4 domande rivolte a Salvini con cui chiedere le dimissioni di Armando Siri. Un atto di guerra nella speranza di piegare le resistenze sul Salva Roma, che però si rivelerà inutile. Così come vana, se non dannosa, si è dimostrata la decisione di disertare in massa il Consiglio dei ministri. Per Salvini è troppo (“chi non c’è ha fatto una scelta“) e così decide (prima dell’inizio del Cdm) di “annunciare” come per approvata quella che in realtà, intorno alle 20, è solo una proposta del Carroccio.

Il ministro dell’Interno e quello del Lavoro si parlano ormai a mala pena. Conte sperava di discutere in Cdm i temi caldi della settimana. Ma il confronto si è trasformato in un ring, da cui Salvini scende galvanizzato e Di Maio se ne va con un occhio emaciato. L’annuncio del leghista costringe infatti il grillino a precipitarsi subito a Palazzo Chigi. Di Maio arriva un’ora dopo l’inizio della riunione, quando la discussione sul Salva Roma e il dl Crescita non è ancora iniziata. A porte chiuse si consuma la lite. Conte se la prende con entrambi. “Per due voti fai saltare tutto”, grida a Luigino come rivela ilGiornale. “Non siamo tuoi passacarte, non ti devi permettere”, grida a Salvini. I nervi sono tesi, ma ormai la Lega ha messo in scacco matto il M5S. Dopo l’annuncio del ministro dell’Interno urbi e orbi ai cronisti, tornare indietro è praticamente impossibile. Anche Di Maio lo sa e alla fine deve cedere.

Il Salva Roma esce così stralciato a metà dal Consiglio dei ministri. Dei sette commi di cui era formato ne restano solo due, il primo e il settimo. Per Salvini è una vittoria: “Lega soddisfatta – esulta nella notte Salvini – I debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco“. Il M5S è nell’angolo, costretto a incassare il colpo e a provare a guardare il bicchiere mezzo pieno: “È un punto di partenza, siamo sicuri che il parlamento saprà migliorare ancora di più un provvedimento che, a costo zero, fa risparmiare soldi non solo ai romani ma a tutti gli italiani“, commentano dai pentastellati a caldo. Ma sono parole che hanno la stessa valenza di una bandiera bianca. Stavolta ha vinto Salvini. Il Giornale.it